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Depressione post-parto

Depressione post-partum: quali sono le cause e quali sono le conseguenze sul nascituro?

Nell'immaginario collettivo spesso pensiamo alla gravidanza come a un periodo in cui la donna vive uno stato di benessere: l'attesa e i preparativi per la nascita del figlio inducono a considerare che sia un momento di gioia e amore. Nella maggior parte dei casi succede proprio così, ma questa fase di grandi cambiamenti può essere vissuta da molte donne con preoccupazione e inquietudine. Il momento più delicato non è solo il parto ma anche altre fasi che sono altrettanto complesse: il concepimento, il puerperio e tutto ciò che consegue dopo la gravidanza.

 

Dopo il parto, alcuni fattori (ormonali, psicologici e sociali) possono provocare dei cambiamenti nel tono dell'umore; tale fase viene detta maternity-blues. Questa sindrome coinvolge il 50-80% delle donne che, nelle due-tre settimane dopo il parto, manifestano i seguenti sintomi: variabilità dell'umore, pianto, rabbia, ansia e pensieri negativi verso il neonato. In genere, questo malessere si risolve spontaneamente e non sono quindi necessari interventi di psicoterapia per migliorare questa condizione. L'importante però è informare e sensibilizzare sia la madre che la famiglia di questo particolare momento di transizione.

 

In altri casi, è possibile che tale sindrome non si rivolva da sola e sfoci in sintomi più gravi che generano un quadro più severo. La depressione perinatale o depressione post parto può emergere in un arco di tempo che può variare da prima della gravidanza fino a un anno dopo il parto.

 

I fattori che possono incidere negativamente sullo sviluppo di questa malattia sono vari e possono essere classificati nel modo seguente:

 

  1. familiarità o presenza di disturbi psichici (depressione, disturbo bipolare, disturbo disforico premestruale, ansia durante la gravidanza);

  2. status socio-economico (basso livello socio-culturale, madre single, avere un'età inferiore ai venti anni, relazione insoddisfacente con il partner, isolamento sociale, scarso supporto familiare)

  3. psicologici (bassa autostima, stile di attaccamento insicuro, abusi sessuali, traumi o lutti precoci, violenza domestica, maltrattamenti all'interno della famiglia).

 

Una ricerca in particolare (1)indica che alcuni specifici fattori (abuso sessuale, lutto di un familiare o malattia di una persona cara) predispongono più facilmente la donna a sviluppare una depressione post parto. Altri studi (2)evidenziano come anche la tipologia di parto (indesiderato, cesareo o traumatico) possono incidere considerevolmente sull'esordio della malattia. 

 

I sintomi di una depressione post parto sono molto simili a quelli di una depressione maggiore: tristezza o variabilità dell'umore, difficoltà di concentrazione, senso di colpa, sensazioni di inutilità e inadeguatezza, preoccupazione per il benessere del bambino, incapacità di identificarsi nel ruolo di madre, paura esagerata di fare del male al piccolo, timore di perdere il controllo, mancanza di energia, difficoltà di gestione dell'allattamento. Questo malessere può spesso sfociare in comportamenti inappropriati verso il neonato: apatia, indifferenza, trascuratezza, disinteresse, distacco, terrore di rimanere sola con il proprio bambino.

 

Appare chiaro che certi tipi di atteggiamenti incidono negativamente sulla relazione madre-figlio; essi provocano delle alterazioni cognitive ed emotive durante lo sviluppo del nascituro. Alcune ricerche (3) infatti indicano che le madri depresse sono meno sensibili e responsive ai bisogni del figlio. La depressione della mamma può influenzare lo sviluppo dell'infante, perché il cervello si modifica in base alle esperienze positive e negative nella relazione con la figura di riferimento. Per il neonato, la madre, è fonte di vita da cui è dipendente, di conseguenza questa relazione è così significativa da forgiare il cervello e determinare la qualità dello sviluppo cognitivo ed emotivo del bambino.

 

Intervenire precocemente di fronte ai primi segnali di questa malattia può fare la differenza per lo sviluppo del bambino. Può essere di aiuto un intervento psicologico che possa contribuire ad incrementare l'autostima della madre, incoraggiandola inoltre a vivere l'esperienza della maternità con naturalezza e tranquillità.

 

  1. Robertson-Blackmore, E., Putnam, EW., Rubinow, Dr. et al. (2013). Antecedent trauma exposure and risk of depression in the perinatal period. Journal Clinic Psychiatry, 74 (10): e942-8.

  2. Mercier, RJ., Garrett, J., Thorp, J., Siega-Riz, AM. (2013). Pregnancy intention and post partum depression: secondary data analysis from a prospective cohort. BJOG 2013; 120 (9): 116-22.

  3. Laurent, HK., Ablow, JC. (2012). The missing link: mothers' neural response to infant cry related to infant cry related to infant attachment behaviors. Infant Behaviors Development 2012; 35 (4): 761-72.