Il disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC)

Cos'è il disturbo Ossessivo Compulsivo?

Questo disturbo si caratterizza per la presenza di due particolari processi: le ossessioni e le compulsioni.

Le prime sono pensieri, idee, impulsi o immagini che si presentano costantemente in modo intrusivo e provocano ansia. 

Le compulsioni sono dei comportamenti ripetitivi e rigidi o degli atti mentali che una persona si sente obbligata a mettere in atto allo scopo di prevenire o ridurre l'ansia. 

Che cos'è quindi un DOC? esso è un disturbo in cui una persona ha pensieri ricorrenti e indesiderati, prova la necessità di eseguire azioni rigide e ripetitive. 


Se controllo più volte se ho chiuso la macchina  significa che sono ossessivo?

Tutti hanno delle piccole ossessioni o compulsioni: qualcuno cambia strada quando vede attraversare un gatto nero sul proprio percorso; un altro controlla più volte se ha spento il gas; altri rimuginano continuamente quando devono presentarsi per un nuovo lavoro o per affrontare un esame. Nei periodi di stress alcuni rituali come quelli appena descritti possono essere utili perché hanno un effetto calmante. 

Allora, quando è presente un disturbo ossessivo compulsivo?

Quando diventa invalidante?

Quando le ossessioni e le compulsioni diventano esagerate o irrazionali, causando angoscia e disagio e soprattutto richiedono un gran dispendio di energie da parte della persona e interferiscono con le normali attività quotidiane. Chi ha delle vere e proprie ossessioni è ostacolato dal bisogno irrefrenabile di compiere specifici atti o di astenersi da altri o è costretto a trattenersi con pensieri che non riesce a evitare.

 

Le ossessioni hanno le seguenti caratteristiche:

1) non sono gestibili o controllabili, perché la persona non riesce a liberarsene;

2) si impongono alla coscienza come se fossero qualcosa di estraneo ed intrusivo; 

3) tendono progressivamente a occupare gran parte dei processi mentali

 

Le compulsioni hanno le seguenti caratteristiche:

1) costrittive, in quanto la persona non può fare a meno di metterle in atto;

2) irrazionali, perché tali comportamenti sono considerati dallo stesso individuo inutili ed inadeguati;

3) coatte,  poiché la mancata esecuzione di un atto suscita un forte stato di angoscia. 

I contenuti delle Ossessioni e delle Compulsioni

I pensieri ossessivi hanno dei contenuti comuni nella maggior parte delle persone che presentano questo tipo di disturbo. I temi più comuni sono:

1) pensieri di sporcizia e contaminazione;

2) violenza o aggressione;

3) ordine;

4) religione;

5) sessualità

I contenuti delle ossessioni possono variare da una cultura all'altra, per esempio quelle religiose sembrano essere maggiormente presenti in quelle culture dove è presente un rigido codice morale e forti valori religiosi. Le compulsioni sono dettate dal bisogno irragionevole che se un comportamento specifico non è agito allora la persona si aspetta che accadrà qualche evento catastrofico. Esse permettono quindi di diminuire lo stato ansioso. Per alcuni questi atti diventano dei rituali, tali da essere eseguiti in modo preciso, seguendo certe regole e eseguiti tutte le volte alla stessa identica maniera. I contenuti delle compulsioni sono simili a quelle delle ossessioni:

1) pulizia, le persone si sentono costrette a lavare continuamente se stesse, la casa o i propri indumenti; 

2) controllo, esse controllano ripetutamente le stesse cose (serrature, rubinetti del gas o dell'acqua, documenti;

3) ordine,  hanno un bisogno irrefrenabile di mettere in perfetto ordine alcuni oggetti (libri, cibo, vestiti) in base a regole fisse e rigide. 

4) toccare, contare e verbali.

 

Gli individui DOC possono tuttavia manifestare solo ossessioni o solo compulsioni ma nella maggioranza dei casi sono presenti entrambe. Gli atti compulsivi non sono altro una reazione ai pensieri ossessivi. 

Quante persone soffrono di Disturbo Ossessivo Compulsivo?

Negli ultimi anni sono state svolte numerose ricerche a riguardo. Sembra che oggi, ogni cento persone che nascono nel mondo, 2/3 svilupperanno nel corso della loro vita un disturbo ossessivo compulsivo. Possiamo ipotizzare che circa 400.000 persone in Italia manifesta questo tipo di disagio. L'espressione di questo disturbo sembra distribuirsi su due momenti temporali specifici: quindici e venticinque anni. Il disturbo tende a cronicizzarsi e, vista l'età precoce di esordio, la sofferenza causa dei gravi danni esistenziali. La complessità di questa patologia riduce le probabilità di realizzazione personale e inoltre tali persone, a causa del malessere così invalidante, svolgono lavori discontinui o di bassa responsabilità, comunque inferiori alle loro capacità. Le relazioni sono maggiormente a rischio di essere instabili, poiché molti soggetti con questa patologia non riescono a stabilizzare o a mantenere un rapporto duraturo. E' perciò fondamentale intervenire quanto prima per ridurre o eliminare completamente la sintomatologia. L'intervento può basarsi su un approccio psicoterapeutico che permetta di rintracciare le cause e di migliorare la qualità della vita della persona. 

Da cosa nasce il Disturbo Ossessivo Compulsivo?

Da alcune recenti ricerche emerge che una ridotta attività del neurotrasmettitore serotonina e un funzionamento anomalo di alcune aree cerebrali. La serotonina è una sostanza chimica che trasporta informazioni tra un neurone e l'altro. Altri studi evidenziano un malfunzionamento di altri neurotrasmettitori come glutamato Gaba e dopamina. Le persone che assumono solo i farmaci, hanno inizialmente una riduzione della sintomatologia, ma tendono ad avere delle ricadute quando sospendono le terapie farmacologiche. Per tale motivo, è auspicabile che tale disturbo sia trattato con una psicoterapia; nei casi più gravi è opportuno che il paziente segua una terapia farmacologica e parallelamente un percorso di psicoterapia. 

 

Le ossessioni partono da un evento stressante che può essere una situazione reale (aver toccato una persona o un oggetto), un pensiero (se morisse mia madre migliorerei la mia vita), una immagine (contenuto pornografico), una sensazione (la vista dello sporco),  un'emozione (rabbia). Dopodiché la persona esegue velocemente un prima valutazione dell'evento che risulta essere minaccioso, grave e inaccettabile. A questo punto il paziente si sente "in colpa" perché vive l'evento come se fosse il principale responsabile dell'accaduto o perché ha il timore di essere entrata in contatto con sostanze disgustose. Così il soggetto mette in atto tutta una serie di comportamenti, intenzionali o automatici, per affrontare, neutralizzare, prevenire il problema che è stato scaturito dall'evento stressante. Così rituali di lavaggio, richieste di rassicurazione, ruminazione sono solo alcune delle attività che l'individuo compie per diminuire l'angoscia che sta lentamente crescendo.

Via via che l'ansia risulta essere più contenuta, a seguito dei comportamenti rituali, l'individuo critica le proprie preoccupazioni e gli eventuali danni immaginati. Quello che però risulta essere controproducente è che la persona tenta di sopprimere i pensieri ossessivi e di bloccare le compulsioni con dei comportamenti: Evitare di uscire di casa per non rischiare di toccare qualcosa o qualcuno. Un paziente DOC utilizza come strategia comportamentale l'evitamento: non esco così non rischio la possibilità di contaminarmi, non vedo gli amici così non devo lavarmi le mani.

 

Sembra che, l'eccessivo senso di responsabilità, nonché la tendenza a colpevolizzarsi, siano i due aspetti che caratterizzano il DOC. Infatti, da alcune ricerche emerge che nelle persone ossessive è presente una maggiore tendenza a provare colpa e a sentirsi responsabili rispetto a quella osservata nella popolazione generale.  Alcuni studi sperimentali  hanno dimostrato che la diminuzione della responsabilità, artificiosamente indotta in questi individui, si traduce in una diminuzione della preoccupazione e dell'urgenza di eseguire i rituali di controllo compulsivo. I rituali di controllo sono delle strategie mentali o comportamentali che hanno la funzione di ridurre l'ansia: eseguire bizzarri calcoli mentali, compiere atti specifici (premere un numero di volte un bottone, toccare ripetutamente un oggetto).

Contesto familiare e predisposizione al disturbo ossessivo compulsivo.

Ancora oggi le ricerche in merito a questo tipo di disagio non sono esaurienti, non ci sono studi longitudinali specifici. Tuttavia, le informazioni raccolte sono ricavate da osservazione cliniche, nonché studi retrospettivi. Emerge che la tendenza delle ossessioni e compulsioni è associata ad una relazione di attaccamento con il caregiver (genitore) di alto controllo e bassa cura

Questi aspetti tuttavia possiamo rintracciarli anche in altre forme di disagio psicologico.

Sembra che il genitore sia propenso a respingere la richiesta o la vicinanza dei figli, ha una mimica molto rigida e povera durante l'interazione con il bambino. La tendenza del caregiver è quella di respingere qualsiasi manifestazione di conforto e vicinanza da parte del figlio. In particolare, almeno uno dei genitori manifesta sentimenti ambivalenti nei confronti del bambino, come dedicarsi alla cura senza accompagnare l'accudimento con espressioni affettuose o con altre manifestazioni emotive. Il piccolo avverte un'ambivalenza nella dinamica relazionale: sensazioni di agio e disagio, alternate a momenti di solitudine, solo in parte soddisfatte dal ritorno dei genitori.  Alla calma viene associata una sensazione di allarme e insoddisfazione. Questi due aspetti, seppur contraddittori, sembrano essere la cornice all'interno della quale possa svilupparsi una predisposizione ai disturbi ossessivi. Emergono altri aspetti specifici dell'esperienza, in particolare una figura genitoriale, in genere il padre, che presenta dei tratti rigidi e autoritari, entrando in relazione con il figlio in maniera severa, compensando la propria inabilità a comprendere i bisogni dell'altro e a entrare in relazione con lui. La coppia genitoriale appare molto coesa, tuttavia manca all'interno della famiglia il calore umano, la tenerezza. Le interazioni hanno la caratteristica di essere fredde, la comunicazione fra i membri della famiglia è verbale, manca tendenzialmente l'emotività. I genitori appaiono estremamente esigenti, fornendo al figlio una serie di prescrizioni sulla vita sociale e affettiva. L'accento è quindi posto sui principi morali ed etici che vengono imposti durante lo sviluppo del bambino. Non considerano le paure e le insicurezze tipiche dell'infanzia ma richiedono una certa responsabilità e maturità del figlio. In altre parole, il bambino viene adultizzato, non rispettando l'età e i bisogni emotivi tipici della sua età. Un'educazione severa sembra essere la tendenza a far sviluppare nel figlio timori e colpe per la propria irresponsabilità, così da far emergere gradualmente una tendenza verso un disturbo ossessivo. 

Possiamo quindi identificare delle esperienze specifiche?

Ecco degli esempi:

1) essere caricati di una responsabilità eccessiva per assenza o incompetenza altrui;

2) un episodio accidentale che un proprio pensiero/comportamento abbia causato un grave danno (un bambino arrabbiato che desidera che un genitore muoia per il torto subìto e subito dopo il caregiver muore realmente);

3) un'educazione rigida in cui prevalgono regole e divieti piuttosto che empatia e sintonizzazione emotiva.

 

L'aspetto centrale delle dinamiche familiari sembra essere dunque l'ambiguità. Sul piano verbale i genitori comunicano affetto e approvazione ma su un piano non verbale emerge freddezza e disapprovazione. Questi messaggi contraddittori comunicano al figlio una serie di dubbi: "Sono amabile, apprezzabile e buono oppure sono odiato, non amabile e odiato?" Il doppio messaggio genera un dubbio assoluto, ecco perché tali persone ricercano la certezza assoluta. 

 

Gli aspetti appena descritti offrono una direzione verso cui muoversi durante un'eventuale terapia, ma ogni storia personale è un percorso individuale e specificatamente soggettivo. E' quindi fondamentale soffermarsi durante gli incontri di psicoterapia sugli aspetti specifici dell'esperienza che ogni persona porta con sé.