Disturbi Alimentari

Anoressia Nervosa: mancanza di appetito

Lo psicologo psicoterapeuta Luca Gori si occupa di anoressia presso il suo studio di Novoli (Firenze).

Devono essere soddisfatti almeno tre caratteristiche essenziali dell'anoressia Nervosa: persistente restrizione nell'assunzione di calorie, intensa paura di aumentare di peso o di diventare grassi, un comportamento persistente che interferisce con l'aumento di peso, presenza di una significativa alterazione della percezione di sé relativa al peso e alla forma del corpo. L'individuo mantiene un peso corporeo al di sotto di quello minimo normale per età, sesso, sviluppo e salute fisica (criterio A). 

Molti segni e sintomi fisici di questo disturbo sono riconducibili al digiuno. L'amenorrea è spesso ricorrente e sembra essere un indicatore di disfunzione fisiologica. Se presente, l'amenorrea è solitamente una conseguenza della perdita di peso. Oltre alla mancanza di mestruazioni, l'individuo può lamentare stipsi, dolori addominali, intolleranza al freddo, letargia o eccesso di energia. La più notevole evidenza all'esame obiettivo è l'emaciazione. Spesso sono presenti ipotensione, ipotermia e bradicardia. Alcuni individui sviluppano lanugo (fine e soffice peluria). La maggior parte degli individui con anoressia nervosa del tipo Abbuffate/Condotte di eliminazione che si abbuffano e poi adottano condotte di eliminazione come vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o clisteri. In alcuni casi sono assenti le abbuffate, ma la persona mette in atto queste metodiche anche per l'assunzione di modiche quantità di cibo. Il digiuno e le condotte di eliminazione (vomito, purganti, diuretici) talvolta associate ad essa, possono portare a condizioni mediche significative  e potenzialmente pericolose per la vita. La compromissione nutrizionale associata all'anoressia nervosa influenza la maggior parte dei principali sistemi organici e può causare una varietà di disturbi.  Quando una persona presenta un peso molto inferiore alla norma, può essere riscontrato anche un disturbo depressivo: umore depresso, ritiro sociale, irritabilità, insonnia e diminuito interesse sessuale. 

Bulimia Nervosa

 

 

Per una diagnosi di bulimia devono essere soddisfatti i seguenti criteri:

1)  Ricorrenti episodi di abbuffata che  sono caratterizzati dai seguenti aspetti. 

1a) Mangiare, in un determinato periodo di tempo (un paio di ore), una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui assumerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili;

1b) Sensazione di perdere il controllo durante l'episodio dell'abbuffata (sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si sta mangiando). 

 

2) Ricorrenti e inappropriate condotte compensatorie per prevenire l'aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, abuso di diuretici, digiuno o attività fisica eccessiva. 

 

3) Le abbuffate e le condotte compensatorie inappropriate si verificano entrambe in media almeno una volta la settimana per tre mesi. 

 

4) Livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso del corpo.

 

5) L'alterazione non si manifesta esclusivamente nel corso degli episodi di anoressia nervosa. Gli individui con bulimia nervosa sono nei limiti di peso normale o sovrappeso. Il disturbo può manifestarsi tra gli obesi ma è raro. Nelle donne o nelle adolescenti con bulimia sono spesso presenti irregolarità del ciclo mestruale o amenorrea; è ancora da determinare se tali alterazioni siano correlate all'instabilità del peso, a carenze nutrizionali o al disagio emotivo.

Disturbo da alimentazione Incontrollata

I criteri per diagnosticare tale disturbo sono:

1) Ricorrenti Episodi di abbuffata che sono caratterizzati dai seguenti aspetti:

1a) Mangiare in un determinato periodo di tempo una quantità di cibo (un paio di ore), una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui assumerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili;

1b) Sensazione di perdere il controllo durante l'episodio dell'abbuffata (sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si sta mangiando). 

 

2) Gli episodi di abbuffata sono associati a tre o più dei seguenti aspetti:

a) Mangiare molto più rapidamente del normale;

b) Mangiare fino a sentirsi sgradevolmente pieni;

c) Mangiare grandi quantitativi di cibo anche se non ci si sente affamati;

d) Mangiare da soli a causa dell'imbarazzo per quanto si sta mangiando;

e) Sentirsi disgustati verso se stessi, depressi o molto in colpa dopo l'episodio.

 

3) E' presente un significativo disagio riguardo le abbuffate.

 

4) L'abbuffata si verifica, mediamente, almeno una volta alla settimana per almeno 3 mesi.

 

5) L'abbuffata non è associata alla messa in atto sistematica di condotte compensatorie inappropriate come bulimia nervosa e non si verifica esclusivamente in corso di bulimia o anoressia. 

 

Ortoressia

Presenta i seguenti caratteri distintivi:

 

1) Ruminazione ossessiva sul cibo. La persona può trascorrere più di 3-4 ore al giorno a pensare a quali cibi scegliere, a come prepararli e consumarli, pretendendo solo ciò che fa stare bene, che può non corrispondere a ciò che piace realmente. Vengono solitamente messi in atto comportamenti ossessivi riguardanti la selezione, la ricerca, la preparazione ed il consumo degli alimenti, suddivisibili in varie fasi.

2) Pianificazione dei pasti con diversi giorni di anticipo, al fine di evitare i cibi ritenuti dannosi (contenenti pesticidi residui o ingredienti geneticamente modificati, oppure ricchi di zucchero o sale);

3) Impiego di una grande quantità di tempo nella ricerca e nell’acquisto degli alimenti a scapito di altre attività, fino a coltivare in prima persona verdure e ortaggi;

4) Preparazione del cibo secondo procedure particolari ritenute esenti da rischi per la salute (cottura particolare, utilizzo di un certo tipo di stoviglie);

5) Insoddisfazione affettiva e isolamento sociale causati dalla persistente preoccupazione legata al mantenimento di tali rigide regole alimentari autoimposte.

Una deviazione anche solo minima da esse provoca una serie di conseguenze emotive a cascata, quali colpa, rabbia e umore depresso, fino a somatizzazioni di disturbi fisici (indigestioni, nausea, vomito). A loro volta, i sensi colpa portano all’ulteriore irrigidimento delle regole alimentari, in un circolo vizioso, segnato da ansia sempre più crescente. Viceversa, dopo aver rispettato le regole alimentari, si provano generalmente sentimenti di soddisfazione e accresciuta autostima, collegati a un senso di controllo sulla propria vita.