La fine di un amore! Cosa succede?

Quando una relazione finisce

Quando una relazione finisce la prima reazione che abbiamo è una sensazione violenta e improvvisa che turba fortemente, a tal punto da allontanare il dolore dalla coscienza. 

Improvvisamente le speranze, i sogni, le aspettative della coppia decadono. La mente quindi ha bisogno di tempo per realizzare quello che è accaduto e possono essere necessari giorni o settimane. Così la persona può in un primo momento reagire in diversi modi:

1) tutto diventa faticoso e ti senti impotente, non sei in grado di pianificare nessuna decisione anche quella più banale;

2) ti senti preda di immagini che rievocano l'ultima situazione in cui è avvenuta la fine della relazione;

3) non manifesti nessun tipo di disagio e pensi che ben presto tutto tornerà come era prima.

Queste modalità di affrontare il distacco permettono alla persona di adattarsi gradualmente a una nuova condizione e di avvicinarsi al dolore della perdita. 

Ci sono situazioni in cui invece l'individuo non accetta la fine del rapporto e si comporta esattamente come se nulla fosse successo. In questi casi nega il dolore della perdita, respinge la sensazione di sentirsi rifiutato. Avviene il processo inverso, anziché prendere le distanze, la persona è convinta che il partner tornerà. Così prima o poi ricontatterà il suo ex con la speranza di convincerlo a tornare insieme e si assumerà tutte le responsabilità dell'accaduto. In queste situazioni, la persona rimane in contatto con il proprio ex partner attraverso i social oppure il legame rimane stabile semplicemente attraverso semplici contatti telefonici. In questi casi il rapporto si congela, la persona rimane ancorata alla convinzione che prima o poi tutto tornerà come prima. Il dolore del distacco è un sentimento che colpisce entrambi i membri della coppia, non solo il partner che subisce la scelta ma anche quello che si assume la responsabilità della rottura. E' sempre doloroso dire "addio" a qualcuno a cui si è legati.

Relazioni "tira & molla"

Esistono invece relazioni altalenanti la cui caratteristica predominante è il "tira e molla". Questa dinamica crea una spirale di speranza e dolore che alla fine non produce nessun risultato positivo; è solo una estenuante attesa che convalida la decisione presa: la fine della relazione.  

I "tira e molla" conducono a relazioni precarie che richiedono un dispendio di energie e l'impossibilità di crescere insieme come coppia. Il distacco momentaneo serve soltanto a prendersi una pausa dalla relazione e non aiuta a superare le incomprensioni. Quello che nascondono queste dinamiche relazionali sono invece il rifiuto di affrontare il dolore e l'incapacità di vivere la momentanea destabilizzazione emotiva che è la conseguenza inevitabile della fine del rapporto. Gli studi condotti dall'università del Missouri rivelano che tali coppie sono maggiormente predisposte a uno stress emotivo che può condurre gli interessati ad ansia  e depressione.

 

Il dolore del distacco

Dopo un primo periodo di indifferenza emotiva, la fine di una relazione scatena un senso generale di perdita.  Le certezze che fino a quel momento erano stabili, improvvisamente si sgretolano. E' come se ci cadesse il mondo addosso. Può accadere infatti che la persona viva una malessere che può sfociare in un senso generale di vuotoumore tristeun aumento o diminuzione dell'appetito e del sonno, momenti di crisi di pianto. Tali aspetti sono del tutto normali e rappresentano la via per distaccarsi dal partner e porre fine alla relazione.  Non c'è una scadenza, il processo di perdita può durare mesi e la fine di una relazione è comunque dolorosa. La situazione diventa ben più complessa quando la relazione finisce in modo improvviso senza una spiegazione, apparentemente senza un motivo oppure quando il partner scopre un tradimento che procura una ferita ben più profonda. Oltre al dolore della perdita, la persona lesa può vivere sentimenti di colpevolezza, vergogna e inadeguatezza. L'evento spiacevole  invade il corpo di una profonda tristezza e portare avanti anche le cose più semplici diventa un atto pesante. Può capitare infatti che questa sofferenza inquini il nostro modo di relazionarsi, la sofferenza porta con sé altro dolore, i pensieri negativi producono altre riflessioni spiacevoli: "Sono senza speranza, rimarrò solo tutta la vita, nessuno mi amerà, sarà molto improbabile che possa trovare un'altra persona, il dolore che provo non finirà mai". Pensieri che aumentano la condizione di sofferenza. Inizialmente le crisi di pianto potranno durare qualche ora se non qualche minuto ma poi gradualmente scompariranno.

La tempesta emotiva

La fase del distacco porta con sé emozioni dolorose che producono sensazioni anche in alcune parti del corpo: crampi allo stomaco, improvvise crisi di pianto o una rabbia intensa. Questa condizione in genere determina un profondo senso di tristezza e una sensazione di vuoto. Tutte queste sensazioni fanno parte del normale processo di elaborazione della perdita, ma è importante porre attenzione su alcuni aspetti specifici. Per esempio quando la tristezza si trasforma in un profondo senso di disperazione oppure quando sfocia in perdita di energie e stanchezza. Questi ultimi sentimenti possono durare qualche giorno e poi scomparire, ma se perdurano nel tempo, allora è necessario rivolgersi a uno psicoterapeuta che ti aiuti a superare questo malessere più invasivo e debilitante. Inoltre, possono aggiungersi anche pensieri di morte o idee di suicidio e anche in questo caso è opportuno rivolgersi a uno psicologo che ti supporti in questo difficile momento. 

In mezzo a questo turbine di emozioni le emozioni che possiamo vivere sono le più disparate. Alcune persone possono provare ansia. Perciò non riescono a rilassarsi, dormire, mangiare o concentrarsi. Il fisico risponde con l'aumento del battito cardiaco e lo stomaco si chiude. L'ansia è un sentimento che allarma il corpo; è un campanello che ci comunica che una relazione è finita, ma perché? 

Siamo biologicamente predisposti a intessere relazioni significative affinché il nostro organismo si senta al sicuro dai pericoli. 

I pensieri possono susseguirsi uno dopo l'altro in un processo che viene detto "ruminazione". La nostra mente torna alla situazione in cui c'è stata la rottura del rapporto oppure emergono episodi, immagini specifiche della relazione. Questo processo può essere attivato semplicemente da un odore, un sapore, una musica o da un luogo che stiamo visitando. Sembra inutile qualsiasi tentativo di spostare l'attenzione altrove; i ricordi emergono automaticamente.  In genere i pensieri intrusivi scompaiono gradualmente, i primi mesi dalla rottura della relazione sono i peggiori, è proprio in questo periodo che la ruminazione raggiunge il suo picco. 

In alcune occasioni può emergere la rabbia che deve essere vissuta e riconosciuta. Questa emozione aiuta la persona a reagire alla situazione dolorosa; motiva a interrompere circoli viziosi che possono sfociare nella depressione; promuove un cambiamento che permette di sentirsi l'attore principale della propria vita. La rabbia però deve essere canalizzata, esprimerla liberamente può generare problemi. Se essa è intensa non permette di entrare in contatto con altri tipi di emozioni  (tristezza, vergogna, paura). Essere consapevoli di altri sentimenti permette di elaborarli e trovare così una soluzione al problema: se mi sento solo, potrò contattare un amico, creare una rete sociale, impegnarmi in qualche attività ricreativa. Le emozioni ci permettono di agire. La rabbia dunque ha bisogno di essere veicolata, altrimenti può allontanare gli altri e creare situazioni in cui emerge il bisogno della vendetta che inevitabilmente  porterebbe a situazioni spiacevoli. 

Un altro aspetto che caratterizza questa situazione è la continua ricerca di modalità alternative dei comportamenti passati: "Se avessi detto, se avessi fatto, avrei dovuto...". Pensieri che inducono a vissuti di colpa. In genere è la consapevolezza di aver arrecato un dolore a qualcuno che sia l'ex partner o i figli. Il rimorso fa parte del normale processo di separazione e coinvolge non solo chi è stato lasciato ma anche chi ha deciso di interrompere la relazione. La decisione non è mai facile e spesso non è una scelta presa con superficialità e impulsività. Quando siamo legati a qualcuno, la scelta  di chiudere un rapporto è maturata nel corso del tempo e rimanere bloccati sugli eventuali "avrei dovuto"  genera ulteriore sofferenza. 

In alcuni momenti, soprattutto nei primi mesi dopo la separazione, può sorgere un senso generale di fallimento. "Chiudere una relazione è una sconfitta", questa è un po' la frase che riecheggia dentro di noi. Emerge così un senso di vergogna e un eventuale diminuzione dell'autostima, favorendo così un abbassamento del tono dell'umore.

Un nuovo inizio

In questa fase la tempesta emotiva gradualmente si riduce. Ci saranno ancora momenti dolorosi ma lentamente la serenità torna a bussare alla tua porta. E' lo stadio della comprensione:

che cosa non ha funzionato; quali erano i problemi della coppia. Di solito le responsabilità della rottura della relazione sono da entrambe le parti. Le riflessioni di questo periodo portano con sé saggezza, ci spingono a comprendere cosa non vogliamo più, cosa ci ha fatto soffrire. Ci saranno momenti in cui nuovamente tornerà la mancanza dell'altro, attimi di vuoto e tristezza, ma emerge una nuova parte, quella dell'accettazione. Quello che è successo ormai è perduto e non può essere cambiato. Cogliere queste sensazioni permette di rendersi conto che il processo di guarigione sta andando avanti. Via via che il tuo cuore accetta la fine della relazione, la tua vita cambierà prospettiva. Ti permetterai grandi cambiamenti in linea con i tuoi bisogni ed esigenze e maturerai che certe dinamiche relazionali non sono per te. A differenza di prima, adesso può emergere una nuova speranza per il futuro. Quando per esempio ti accorgi che durante una giornata non hai mai pensato al tuo ex oppure una sera a cena con amici ti rendi conto che ti sei divertito/a, quello sarà un momento da cui attingere un buona dose di ottimismo ed energia che ti permetterà di guardare la tua passata relazione con occhi più obiettivi. Osservare ma senza giudicare i tuoi errori, ti permette di costruirti una spiegazione di quello che è accaduto. Riflettere sul ruolo che abbiamo avuto nel causare la fine della relazione significa assumere un punto di vista diverso che può ulteriormente aiutarci a contenere certe emozioni. 

 

Perché le relazioni finiscono?

Ogni relazione è un rapporto unico e diverso dagli altri, ma prima di analizzare le eventuali cause che hanno generato la rottura, è importante comprendere alcuni interrogativi che possono sorgere durante la fase di accettazione. In che modo ho contribuito alla rottura della relazione? quali dinamiche o problemi il mio ex ha nascosto o tentato di evitare? che ruoli entrambi abbiamo avuto nel determinare la fine della rapporto? in una relazione futura cosa desidero e cosa invece non accetterò?

Tali riflessioni non devono essere un modo per colpevolizzarsi, bensì maturare nuove modalità di relazionarsi a un eventuale partner, così da non commettere gli stessi errori del passato. 

Le cause più comuni sono:

1) Infedeltà che è uno dei motivi più frequenti. Scoprire che il partner ci ha traditi produce  una serie di emozioni forti e sconvolgenti (rabbia, tristezza, rifiuto, colpa). Il dolore provato da questa esperienza causa un sentimento di sfiducia verso l'altro che condizionerà anche le relazioni future. Molte persone, a seguito di questo evento, svilupperanno una diffidenza verso gli altri e un forte biasimo verso di sé. L'autocritica non risolverà il problema e la scelta di tradire il partner, al di là delle cause, non è colpa di chi lo subisce, ma piuttosto un problema che non è stato affrontato dalla coppia. I motivi che spingono una persona a tradire sono: sentirsi soli e provare una mancanza di intimità della coppia, uno scarso desiderio sessuale, paura di sentirsi fagocitati nella relazione, sentirsi poco o niente considerati dal partner, avere relazioni extraconiugali per sentirsi migliori, vivere il brivido della trasgressione, una bassa autostima che spinge la persona ad avere relazioni diverse per avere la conferma di piacere.

2) Difficoltà sessuali. Da alcuni studi emerge che circa il 26% degli italiani hanno problemi sessuali. Questi ultimi possono essere i più disparati: difficoltà di eccitamento, scarso desiderio sessuale verso il partner, dolore durante il rapporto, paura dell'intimità, abusi o traumi subiti a qualsiasi età, cambiamento delle preferenze sessuali. Per una coppia felice la sessualità ha un peso importante ma l'attrazione sessuale con il tempo lentamente diminuisce, per questo la coppia deve avere una buona comunicazione e creare un legame saldo così da affrontare eventuali problematiche sessuali. Se i problemi vengono costantemente evitati, la relazione perderà di intimità ed entrambi i partner si allontaneranno gradualmente. 

3) Punti di vista diversi della coppia. Le persone possono avere diverse prospettive. Alcune desiderano formare una coppia stabile attraverso il matrimonio o la nascita di un figlio, altre preferiscono rimanere senza progetti comuni. Quando la direzione di uno non è in linea con quella dell'altro può esserci una rottura. Negare all'altro un progetto di vita in comune può essere fonte di frustrazione e incomprensione che può generare dei conflitti. 

4) La coppia cambia. Durante l'arco della vita ogni individuo vive momenti dolorosi e spiacevoli così come affronta situazioni problematiche o impegnative. Ogni situazione che sia positiva o negativa porta con sé un cambiamento nella persona. Gradualmente siamo sempre più pronti ad affrontare le situazioni che la vita ci mette di fronte. La coppia non è da meno, avere una relazione significa quindi accettare dei compromessi ed essere pronti a dei sacrifici, pur rispettando le proprie inclinazioni e diversità. Quando i coniugi non riescono a creare uno "spazio comune" dove sia possibile crescere e cambiare insieme, emergono i problemi e lentamente gli aspetti che li legano sono minori a quelli che creano un legame solido. In questi casi, la scelta migliore è semplicemente quella di affrontare insieme il problema.

5) Burnout Genitoriale. L'educazione di un figlio e la sua crescita richiedono tempo, sacrificio e dedizione, non a caso la nascita di un figlio è per una coppia uno degli eventi più stressanti. Una situazione del genere può contribuire ad inasprire conflitti già esistenti oppure avere una concezione diversa di come educare il nascituro può causare un conflitto tra i genitori. Inoltre, i momenti di intimità possono ridursi e comportare così anche una riduzione dell'attività sessuale. Si riducono i momenti piacevoli della coppia e le energie sono maggiormente indirizzate verso la crescita del figlio o verso impegni familiari o lavorativi. In questi casi prima di interrompere una relazione è sempre opportuno migliorare la comunicazione tra i coniugi.

6) Rimanere ancorati alla famiglia di origine. Spesso accade che uno dei coniugi sia impantanato nelle relazioni con i propri genitori che si intromettono nella gestione della nuova famiglia. La separazione dalla famiglia di origine è necessaria in quanto permette ai coniugi di crearsi uno spazio indipendente e autonomo. Quando ciò non accade, il partner può sentirsi esonerato dalle decisioni che riguardano la coppia. A lungo andare questa dinamica può generare conflitti e incomprensioni. 

7) Abuso, con questo termine non si identificano solo quei comportamenti esplicitamente violenti che troviamo ogni giorno sulle pagine dei giornali. L'abuso di per sé può essere quell'insieme di condotte che un partner adopera sull'altro per mantenere una posizione di potere o controllo. Sono quei comportamenti che hanno la funzione di manipolare, far sentire in colpa e intimidire l'altro. Possono essere espressi in maniera chiara attraverso insulti, ricatti, offese ma anche critiche sottili. La vittima in questi casi è talmente invischiata in queste dinamiche  da non riuscire ad essere obiettiva, così da sottomettersi al volere altrui. Quando c'è un abuso è sempre meglio rivolgersi a specialisti o associazioni del settore che sono in grado di aiutarti e sostenerti. 

Le motivazioni che spingono un partner a chiudere una relazione possono essere le più disparate ma quelle appena descritte sono in genere le cause più importanti.