La perdita di una persona cara

Il Lutto

Il lutto è un processo doloroso che investe una persona a seguito della perdita di una figura importante della propria esistenza. Esso comprende non solo la morte di una persona cara, ma anche l'abbandono di un luogo, la fine di una relazione, la separazione coniugale, la chiusura di una prospettiva, un fallimento personale o la perdita della propria immagine sociale. E' una condizione che riguarda stati mentali che si fondono e si sostituiscono l'uno con l'altro. La morte evoca in tutti gli esseri umani risposte che sono contemporaneamente emozionali, comportamentali e cognitive

La mancanza di una persona significativa (genitore, figlio, fratello, sorella, amico) attiva un sistema motivazionale innato (l'attaccamento) che spinge l'individuo alla ricerca della persona di cui percepisce l'assenza ed è disposto a fare qualunque cosa per ottenere nuovamente la vicinanza e le cure. Tuttavia, qualunque sforzo rende l'impresa impossibile e l'individuo in lutto vive una profonda tristezza e compare un sentimento di disperazione.

Quali sono le fasi del lutto?

Le fasi dell'elaborazione del lutto sono in genere quattro. Il primo stadio detto di incredulità è caratterizzato da una condizione in cui la persona non crede a quello che è successo, perciò nega la perdita, il lutto e il dolore. Questo processo in genere dura qualche ora o qualche giorno, escludendo quelle situazioni in cui il lutto risulta essere "complicato", in tali circostanze la persona per un lungo periodo di tempo non riesce a comprendere quanto è avvenuto. Nei casi di lutto normale, segue la seconda fase "della ricerca" in cui il sopravvissuto che ha perso una figura significativa, comincia in modo altalenante a rendersi conto della realtà della perdita. Tuttavia, la persona che ha perso qualcuno vive immagini intrusive e persistenti del defunto; la tendenza è quella di ripercorrere mentalmente i momenti vissuti insieme per mantenere vivida l'immagine e favorire così il ritrovamento. Emerge un'attenzione particolare verso luoghi specifici, possono infine comparire immagini visive del defunto o percepire la sua voce. Seguono così i primi segni di malessere: spasimi, fitte di dolore, singhiozzi, pianto e uno stato di allarme a cui fa seguito la ricerca della persona perduta. La condizione di tensione provoca una serie di modificazioni corporee che sono riconducibili a uno stato di stress:

  1. Aumento della frequenza cardiaca;
  2. Accelerazione della frequenza respiratoria;
  3. Progressive tensioni muscolari;
  4. Blocco della salivazione;
  5. Rilassamento dell'intestino e della vescica;
  6. Aumentata sudorazione.

La  terza fase della disperazione nasce dall'accettazione che gli sforzi per recuperare la relazione perduta sono senza speranza. La disperazione rappresenta lo stato emotivo predominante per tutto il primo anno dopo il lutto, ma può durare fino a due o tre anni. Tuttavia, il dolore può tornare alla coscienza anche molti anni dopo la morte della persona cara, soprattutto quando tornano specifiche ricorrenze (compleanno, anniversario della morte). 

La terza fase si differenzia dalla seconda per la minore attenzione. Lo stato di tensione e vigilanza tipico della fase precedente, lascia il posto a un marcato disinteresse per tutto ciò che accade. Lo stato di irrequietezza è sostituito da un umore depresso e da una marcata tristezza. Questa condizione detta "depressione reattiva" è ben diversa dalla depressione vera e propria, in quanto la prima è una condizione che scomparirebbe se tornasse la persona perduta.

La quarta fase è quella dell'accettazione ma per raggiungerla sembra fondamentale sperimentare il tormento emotivo delle fasi precedenti. Il lutto è un processo che necessita di tollerare la sofferenza acuta, la ricerca delle cause della perdita, la rabbia che è indirizzata verso quei soggetti ritenuti responsabili o direttamente verso la persona cara che è scomparsa. Solo così possiamo accettare che tale perdita è davvero definitiva e che la propria vita necessita di una ristrutturazione

Lutto: come superarlo?

Accettare il dolore della perdita

Il primo passo da compiere è l'accettazione della perdita della persona cara.  Individui che hanno subito una perdita, si ritrovano a chiamare  la persona perduta e talvolta tendono a vederla nell'ambiente in cui vivono. La mancanza di accettazione della perdita può attuarsi in vario modo: alcune persone non credono che la morte sia reale per cui rimangono bloccate nella fase dell'incredulità. Un esempio si ha quando la camera da letto del defunto rimane intatta per anni dopo la sua morte. Questo comportamento, normale nei primi mesi, esprime un diniego del lutto. 

Esistono invece situazioni in cui gli individui negano la realtà della morte con frasi esemplari: "Non mi manca, non eravamo più uniti, non ci amavamo, non era una buona moglie". In questo caso viene negata la perdita, minimizzando o sminuendo il rapporto con l'altro. In altri casi può emergere una "dimenticanza selettiva" ovvero il sopravvissuto tende a dimenticare i ricordi della persona scomparsa. Può inoltre comparire una situazione in cui in genere il familiare ostacola la fase di accettazione, convincendosi che la morte non sia irreversibile perciò dedica il suo tempo alla ricerca di medium che possa farlo ricongiungere con la persona amata. Tuttavia il cordoglio richiede tempo, la parte razionale è consapevole dell'irreversibilità dell'evento luttuoso ma i sentimenti possono non essere in linea con la realtà dell'informazione. E' tuttavia normale attraversare fasi in cui emerge l'incredulità dell'evento a cui seguono momenti in cui l'accettazione sembra essere maturata. In tutti questi casi può essere di aiuto validare la realtà della morte, partecipando ai funerali o assistere alla sepoltura del defunto. Le morti improvvise sono quelle che richiedono più tempo per l'elaborazione della perdita, soprattutto in quei casi dove il sopravvissuto non vede il corpo del defunto.

 

Rifiutare il dolore del lutto

E' indispensabile riconoscere ed elaborare la sofferenza che il lutto provoca; nei casi contrari il dolore può manifestarsi attraverso dei sintomi fisici. Evitare il dolore, prolunga la sofferenza. L'intensità del cordoglio non è uguale per tutti e non tutte le relazioni provocano lo stesso dolore. Tuttavia, appare inevitabile che, quando perdiamo qualcuno a cui siamo legati, è impossible evitare la sofferenza. 

Non siamo stati educati a vivere il nostro dolore, spesso la società ostacola questo processo. Dobbiamo essere reattivi, forti ed efficienti e prendersi del tempo per sé non è ben tollerato. Ci sono lutti difficili da elaborare, come la morte di un figlio, in questi casi infatti vengono dispensate dalle persone vicine frasi che si ritengono utili per confortare il sopravvissuto: "Tu sei giovane e puoi avere un altro figlio; adesso lui ha smesso di soffrire, lui non vorrebbe vederti piangere". Questi commenti possono ostacolare il normale processo di cordoglio e indurre la persona a negare il dolore. Uno dei tanti, è negare la sofferenza che affiora alla coscienza o ignorare ciò che proviamo. In altre circostanze la persona può evitare i pensieri dolorosi e impegnarsi per stimolare solo pensieri piacevoli. Ci sono casi in cui il sopravvissuto idealizza il defunto, portando alla coscienza sono quegli episodi piacevoli e allontanando situazioni che possono far emergere il dolore. Esempi di persone che travolte dalla sofferenza, ricorrono all'uso di droghe, alcol o farmaci, questo per annebbiare o evitare il dolore del lutto. Altre che non comprendono la necessità di vivere il proprio cordoglio, cercano perciò di trovare un conforto in qualunque tipo di attività (sport, viaggi). Passano da un luogo all'altro o da un'attività all'altra senza fermarsi, nel disperato tentativo di trovare un po' di sollievo dalle loro emozioni. In rari casi la risposta del sopravvissuto può essere euforica, generalmente associata al rifiuto di credere che la morte si sia realmente verificata, spesso accompagnata alla convinzione che la persona continui ad essere presente. La sofferenza del cordoglio porta con sé non solo dolore e tristezza, ma anche ansia, collera, colpa e solitudine che hanno bisogno di essere ascoltate ed elaborate.

 

La perdita, la famiglia e l'ambiente

Il lutto richiede una nuova organizzazione e quindi un nuovo adattamento all'ambiente. La morte di una persona cara causa un cambiamento significativo nella vita quotidiana. Se pensiamo alla perdita di un familiare, possiamo immaginare i cambiamenti che la famiglia deve affrontare: allevare i figli e gestire le finanze, accettare il vuoto in casa e confrontarsi con la solitudine. I membri della famiglia non sono consapevoli dei ruoli incarnati dal defunto, fino a quando non si scontrano con la realtà della perdita. 

Il lutto incide anche sulla definizione di sé stessi, determinando un colpo all'autostima e al senso di auto-efficacia. Nel primo caso, la perdita di un congiunto può causare un cambiamento dell'immagine di sé che prima era definita attraverso la coppia. L'idea di sé come partner e come genitore viene messa in discussione in quanto la coppia non esiste più e ciò richiede  tempo per maturare un ruolo diverso da quello precedente. L'auto-efficacia (la convinzione di avere un certo grado di controllo su ciò che accade) è indebolita, la persona sente di essere inadeguata, incapace, fallita, soprattutto per quella mansioni o ruoli che ricopriva il defunto. Questo processo può ulteriormente intaccare la propria autostima e causare una momentanea destabilizzazione emotiva: Adesso, chi sono io? Cosa voglio? Quali progetti auspico per me stesso?  

Infine un lutto può scuotere i valori più profondi. I familiari cercano un significato nella perdita e nei cambiamenti a essa associati per dar loro un senso e acquistare nuovamente un certo controllo sulla loro vita. Le convinzioni maggiormente messe in discussione in questi casi sono quelle che "il mondo sia un ambiente benevolo" e quella che "il mondo ha un senso". Nei casi di morte violenta, improvvisa o inaspettata risulta quindi difficile trovare un senso a tale evento. 

Una nuova immagine della persona scomparsa

La morte allontana fisicamente le persone ma quest'ultime trovano nuovi modi per mantenere il legame con i defunti. Il sopravvissuto elabora una nuova collocazione che consente la persistenza del legame, senza tuttavia precludersi la possibilità di andare avanti nella propria vita. La perdita non deve bloccare la creazione di nuove opportunità, nuove relazioni e la realizzazione di nuovi progetti. E' importante dare uno spazio mentale alla persona scomparsa, senza tuttavia rinunciare ai propri desideri, ai propri sogni, alle proprie speranze. Molte persone rimangono in contatto attraverso vari mezzi: sognare o parlare al defunto, sentirlo vicino, soprattutto nei momenti di tristezza. Queste strategie non devono però ostacolare la nascita di nuove relazioni; ci sono infatti persone che, a seguito del dolore vissuto per il lutto, decidono di non volere amare mai più. Proprio in questi casi è opportuno rivolgersi a uno psicoterapeuta che aiuti la persona a superare il dolore della perdita. Rimanere ancorati al passato significa perdere le opportunità che il presente offre. Vivere non significa rinunciare al dolore della perdita. La nascita di nuove relazioni, non sminuiscono o annullano la relazione vissuta con il defunto.