Fame Nervosa

Cos'è la fame nervosa?

La fame nervosa è un impulso irresistibile a ingerire grandi quantità di cibo in assenza di un vero e proprio bisogno fisiologico.  Di solito tale pulsione non è circoscritta al normale appetito che possiamo avere prima di un pasto, ma è piuttosto una abbuffata con la quale la persona perde il controllo.

Essa può dipendere da cause psicologiche o fisiologiche. Nel primo caso la fame è una forma di compensazione causata da situazioni che suscitano delle emozioni negative: ansia, tristezza, solitudine, senso di abbandono, perdita, paura. La persona tenta così di allontanare il malessere emotivo utilizzando strategie compensatorie. A tutti sarà capitato di rimpinzarsi durante una cena con gli amici, ma la fame nervosa è un impulso espresso più in solitudine, in un contesto più intimo e riservato. 

Le cause fisiologiche possono essere rintracciate in un'area cerebrale deputata alla normale regolazione del ciclo fame-sazietà: l'ipotalamo è la struttura cerebrale che controlla e regola il bisogno del cibo. In particolare sono state scoperte due aree nell'ipotalamo che controllano il desiderio di mangiare. La prima zona, se attiva, regola il senso della fame; la seconda sezione invece promuove il senso di sazietà. Dagli studi di laboratorio emerge che queste specifiche sezioni dell'ipotalamo, se stimolate artificialmente, producono sia la fame che la sazietà. 

Quando la fame nervosa diventa abbuffata?

L'abbuffata prevede l'assunzione di una grande quantità di cibo. In genere le abbuffate possono avere da 1 a 30 episodi di alimentazione incontrollata in una settimana, nella maggior parte dei casi avvengono in segreto, lontane dagli occhi indiscreti di familiari, amici o colleghi. L'assunzione di cibo avviene in modo molto rapido, senza quasi masticare; i cibi preferiti sono dolci  (biscotti, gelato) o molto calorici (panini, pasta, snack, patatine, formaggi). Gli alimenti non sono né assaporati e né osservati. Durante ogni singola abbuffata sono assunti oltre 1000 calorie, fino ad arrivare a 3000 calorie. Le abbuffate sono precedute da tensione e nervosismo. La persona si sente irritabile, "estraniata dalla realtà" e incapace di esercitare un controllo sul bisogno insopportabile di ingerire cibi proibiti. Durante l'abbuffata la persona non riesce a fermarsi e a smettere di mangiare. Tale rito alimentare in un primo momento viene vissuto dalla persona come un atto che allevia una tensione insopportabile ma è seguita da un senso di colpa, vergogna, autoaccusa e depressione, oltre dalla convinzione di stare ingrassando e di essere scoperta.

Le conseguenze delle abbuffate

L'abbuffata procura una serie di comportamenti compensatori, utili ad annullare gli effetti dell'ingestione incontrollata del cibo. Alcune persone ricorrono al vomito autoindotto; altre utilizzano lassativi o diuretici al fine di ridurre le calorie assunte.  Tuttavia, il vomito non impedisce l'assorbimento di metà delle calorie ingerite durante l'abbuffata e condiziona nel tempo il senso di sazietà, portando così a un appetito sempre maggiore e ad abbuffate sempre più abbondanti e frequenti. I lassativi e i diuretici non risolvono il problema delle calorie assunte. Questi comportamenti compensatori possono attenuare momentaneamente la sensazione sgradevole di stomaco pieno, ma con il passare del tempo, si instaura un circolo vizioso attraverso cui l'eliminazione del cibo consente di abbuffarsi ancora e l'abbuffata comporta una nuova condotta di eliminazione. In questo circolo vizioso, la persona nutre una graduale sensazione di impotenza e sentimenti di autocritica distruttiva. Ogni abbuffata genera un appagamento momentaneo ma successivamente procura una sensazione di disgusto verso di sé. Il cibo diventa così il tema principale di queste persone che ossessivamente dedicano molto tempo ed energie a selezionare i cibi da ingurgitare e a promuovere condotte autocompensatorie.  Le abbuffate in genere iniziano dopo un periodo di dieta rigida attraverso la quale la persona è dimagrita ed ha ricevuto complimenti da amici o parenti. Da alcuni studi recenti, sembra che le diete rigide siano una delle cause che promuovono poi le abbuffate. Infatti, alcuni soggetti che facevano parte di questo studio hanno dimostrato che condotte alimentari restrittive portavano le persone ad abbuffarsi durante la dieta. Dopo la restrizione alimentare, le persone coinvolte nello studio tendevano invece ad avere sempre meno abbuffate.

La Bulimia

Frequenti abbuffate, seguite da condotte compensatorie, causano un disturbo detto bulimia nervosa. Il termine significa "fame da bue". Le condotte non sono solo quelle descritte, ma ci sono altri comportamenti pericolosi: abuso di clisteri, saltare i pasti o digiunare, fare un'intensa attività fisica.  Sia le abbuffate che le attività compensatorie devono verificarsi in media almeno 2 volte la settimana per un periodo di almeno 3 mesi. Inoltre, l'autostima è influenzata dalla forma e dal peso corporeo. Questo disturbo si manifesta in genere durante l'adolescenza o nei primi anni dell'età adulta. Possono esserci dei periodi in cui gli attacchi bulimici tendono a diminuire e, in momenti di maggiore stress, il malessere torna alla coscienza così da ripristinare il circolo vizioso descritto nei paragrafi precedenti. Il peso della persona rimane pressoché nella norma, ci possono essere dei lievi aumenti ponderali. In alcuni casi la bulimia può degenerare in anoressia nervosa, quando il peso corporeo raggiunge livelli allarmanti. La bulimia si manifesta soprattutto nelle ragazze piuttosto che negli adolescenti maschi. Da alcuni studi emerge che condotte bulimiche non necessariamente determinano un vero e proprio disturbo alimentare. Tuttavia, è preferibile rivolgersi a uno psicologo per evitare l'insorgere della malattia. In questi casi, lavorare su se stesso permette di conoscere le reali cause che portano la persona a sviluppare un disagio così invalidante e persistente. Gli attacchi bulimici e le condotte compensatorie possono causare disturbi dell'umore o possono manifestare difficoltà a controllare i propri impulsi. Circa la metà delle donne che manifestano questo disturbo non ha più le mestruazioni, molte hanno problemi dentali e può infine subentrare una carenza di potassio.